Dedico questo mio nuovo post sulle “leggende dello sport” a Jesse Owens, mito dell’atletica mondiale.
A differenza degli altri, in questi racconto ho deciso di porre l’attenzione (sempre tramite video e scritti reperiti in internet) non solo sul personaggio principale, ma anche sulla bellissima amicizia che si era creata, proprio durante l’Olimpiade di Berlino del 1936, tra lui e Luz Long.
Vale a dire l’atleta che – nelle intenzioni di Hitler – avrebbe dovuto vincere la gara di salto in lungo.
Non mi perdo in parole.
Inizio.

James Cleveland Owens nacque in un piccolo paesino dell’Alabama nel 1913, ma crebbe a Cleveland, in Ohio. Fu proprio la sua insegnante di Cleveland, che non capì quando con un forte accento del Sud Owens le disse di chiamarsi J.C., a chiamarlo Jesse.
Jesse Owens è stato suo malgrado il simbolo della lotta per i diritti umani e civili, in maniera plateale contro il Nazismo dominando le Olimpiadi di Berlino del 1936; ma anche a casa, negli Stati Uniti, quando fu costretto a vivere fuori dal campus universitario insieme agli altri afro-americani o a pranzare nei ristoranti per soli neri durante i viaggi in trasferta della squadra.
A Berlino vinse 4 medaglie d’oro: nei 100 metri (stabilisce il record mondiale: 10,3’’), nei 200 metri (record olimpico: 20,7’’), nel salto in lungo (record olimpico: 806 cm) e nella staffetta 4 x 100 (record mondiale: 39,8’’). L’impresa rimarrà imbattuta fino al 1984 (Giochi di Los Angeles).
Ecco un breve stralcio della sua biografia:
Quando venne il momento per le prove del salto in lungo, allibii nel vedere un ragazzo altissimo che saltava quasi otto metri in allenamento. Seppi che era un tedesco, Luz Long; e mi dissero che Hitler l’aveva tenuto in serbo per la vittoria nella gara di salto. Pensai che, se Long avesse vinto, questo sarebbe stato un altro appiglio alla teoria nazista della superiorità della razza germanica. Trattomi un poco in disparte, sferrai un calcio di rabbia al terreno. A un tratto mi sentii una mano sulla spalla. Mi volsi e mi trovai a guardare negli occhi azzurri e affabili l’alto campione tedesco di salto in lungo. Si era qualificato per le finali alla prima prova. Mi diede una forte stretta di mano….
Il risultato fu che Luz superò il suo stesso primato; e questo mi spinse a ottenere il massimo delle mie possibilità. Mi ricordo che, nell’istante in cui toccai terra dopo il mio salto finale, il salto che stabilì il primato olimpico di m 8,0594, Luz mi fu a fianco per congratularsi con me. Nonostante Hitler ci fulminasse con gli occhi dalla tribuna a non più di un centinaio di metri, Luz mi strinse fortemente la mano: e la sua non era certo la stretta di mano di uno che vi sorride con la morte nel cuore. Si potrebbero fondere tutte le medaglie e le coppe d’oro che ho e non servirebbero a placcare in oro a 24 carati l’amicizia che sentii per Luz Long in quel momento.

Leni Riefensthal, chiamata dal Fuhrer a riprendere la kermesse (Olimpia), non riporta l’immagine di quella stretta di mano. E non riporta nemmeno le scene di giubilo che i centomila dell’Olimpiastadion tributano a Owens. Non può, perché per la prima volta nella storia dello sport ogni fotogramma è controllato dal regime e da questo utilizzato per la propria glorificazione. Così Leni censura la nascita di un rapporto d’amicizia che terminerà solo durante la seconda guerra mondiale, quando Luz, arruolato nella Lutwaffe, morirà durante la battaglia di Cassino (anche se una storica tedesca sostiene di avere trovato la sua tomba in Sicilia). E finita la guerra, a riprova della sincera amicizia che legava i due, Owens si recherà più volte in Germania per incontrare la moglie e il figlio di Luz.

Owens morì per un cancro ai polmoni il 31 marzo 1980.
Dal 1984 una strada di Berlino porta il suo nome.
Aggiornamento del 24 luglio 2009:
A seguito della segnalazione dell’amico Mauro, circa il luogo della sepoltura di Luz Long, sono felice di poter integrare questo post con la foto che mi ha inviato via mail.
Al centro, si può leggere il nome dell’atleta.
Ora riposa riposa nel cimitero Militare Germanico di Motta S.Anastasia (Catania), nella fossa comune 2 piastra E.

Un ringraziamento di cuore a Mauro.








Gran bella storia, peraltro riassunta con estrema delicatezza, a testimonianza di come il vero sport debba tradursi in stima e rispetto per il valore l’avversario.
Bravo, Zebra!!!
Complimenti per questa bellissima storia di sport che mette in luce i valori autentici dell’uomo basati su autentica amicizia e non diversità. Ciao*
Grazie , DUCA

E grazie anche a te, VIRTUALBLOG
Questa storia la conoscevo da tempo.
E non vedevo l’ora di parlarne anche nel mio piccolo blog.
Proprio per i motivi che, entrambi, avete descritto nei vostri commenti.
Un abbraccio!
trpp bll il video di Owens vs Hitler!
Grazie GIADA.
E’ uno dei post a cui sono più affezionato
A presto!
Ciao
Luz Long riposa nel cimitero Militare Germanico di Motta S.
Anastasia (Catania) nella fossa comune 2 piastra E.
Ciao
Luz Long venne ferito gravemente il 10 luglio 1943 in Sicilia durante lo sbarco degli alleati e poi morì per le ferite riportate il 14 luglio 1943. Venne inizialmente sepolto nel cimitero militare americano di Gela, dal quale venne traslato, nel 1961, nel cimitero militare germanico di Motta S. Anastasia.
Ciao
Hai impreziosito questo post, Mauro.
Ti ringrazio di cuore per i commenti che hai scritto.
E’ un pò che non aggiungo articoli sulle “leggende sportive”: tra quelli già fatti, questo rappresenta uno dei pezzi ai quali sono più legato.
Grazie ancora.
Vienimi a trovare quando hai piacere.
A presto
Owens non si discute, ma Luz Long dimostrò di non temere e di non tenere in considerazione l’ira del Führer. Quel gesto di sincera amicizia costò caro a Luz Long. Gli atleti, anche quelli che non credevano al nazismo, erano obbligati al saluto.
La sua morte, a soli 30 anni, ha impedito ai due avversari/amici di coltivare la loro amicizia.
A presto
Mauro
Post aggiornato
Grazie, Mauro
Grazie per la foto della fossa comune2 piastra E nella quale si legge il nome dell’atleta Luz Long entrato a pieno titolo nella leggenda.
Ringrazio davvero tanto anche per la foto che ritrae Jesse e Luz insieme. Se ci riesco provo ad inderirla anche nel mio blog: http://www.laportadellamemoria.blogspot.com
un caro saluto
maria pia bernicchia
Grazie per quello che mi ha scritto. Sono felice abbia inserito le foto.
Complimenti per il post ed il blog.
Saluti
Bellissimo questo sito. Ho riportato su http://www.fidalcatania.com l’articolo qui sotto, prendendo lo spunto dal Trofeo podistico “Motta Sant’Anastasia” che si è svolto nel paese etneo sabato 22 agosto 2009.
A Motta Sant’Anastasia è sepolto il tedesco Luz Long, l’eroe di Berlino 1936 nel lungo
I Mondiali di Berlino si sono chiusi all’insegna del galattico Usain Bolt e un collegamento con i Giochi Olimpici di Berlino 1936 è d’obbligo. Anche perché la premiazione del salto in lungo lo scorso 22 agosto è stata effettuata dagli eredi dei due eroi di 73 anni fa Jesse Owens e Luz Long, la nipote per l’americano e il figlio per il tedesco.
Nel 1936 Hitler era convinto che i Giochi dimostrassero la superiorità della razza ariana e lo statunitense nero Jesse Owens (Danville, Alabama, 12 settembre 1913 – Tucson, Arizona, 31 marzo 1980), protagonista della XI Olimpiade, diede un duro colpo a questa folle teoria, trionfando con quattro medaglie d’oro: 100 e 200 metri, 4×100 (nelle stesse specialità dove ha vinto ora il giamaicano Usain Bolt) e salto in lungo. Proprio durante la gara di lungo Owens strinse un inaspettato legame di amicizia con il biondo atleta tedesco Luz Long (Lipsia, 27 aprile 1913 – Sicilia, 14 luglio 1943) che durante le qualificazioni gli dette il consiglio giusto per superare un momento di difficoltà. Long con l’italiano Arturo Maffei e il connazionale Wilhelm Leichum (quarti ex-aequo a Berlino) costituì il trio dei migliori lunghisti europei degli anni Trenta. In finale Owens, alla sua ottava prova delle dodici disputate dal 2 al 9 agosto, ebbe ragione del grande rivale al termine di una lotta memorabile che infiammò l’intero stadio. Long, dopo due salti di 7,54 e 7,74, al terzo atterrò a 7,84, due centimetri oltre il suo primato europeo, insidiando Owens (7,74 al primo turno e 7,87 al secondo), al quarto 7,73 e al quinto affiancò l’Antilope d’Ebano in testa alla classifica con 7,87. Owens rispose subito da par suo con 7,94, poi un nullo di Long e l’americano chiuse con un fantastico 8,06, nuovo primato olimpico ad appena sette centimetri dal suo record mondiale.
Jesse Owens così descrisse questa gara: “Mi ricordo che nell’istante in cui toccai terra all’ultimo salto, Luz mi fu a fianco per congratularsi con me. Nonostante Adolf Hitler ci fulminasse con gli occhi dalla tribuna, Luz mi strinse fortemente la mano. Il mio avversario guardò al di là del colore della pelle, a ciò che io rappresentavo come uomo, Hitler o non Hitler, gara o non gara da vincere. Si potrebbero fondere tutte le medaglie e le coppe d’oro che ho e non servirebbero a placcare in oro a 24 carati l’amicizia che sentii per Luz Long in quel momento”. I due si scambieranno lettere per diversi anni e Owens nel 1943 apprese con mestizia la notizia dell’amico sincero caduto in guerra.
Ci sono versioni discordanti sulla morte di Long, arruolato durante la seconda guerra mondiale nella Luftwaffe (aviazione militare tedesca). La prima è che sia morto nella battaglia di Cassino nel marzo 1944. Secondo una fonte più attendibile, l’eroe di Berlino invece fu ferito gravemente durante lo sbarco degli alleati in Sicilia il 10 luglio 1943 in uno scontro a fuoco e morì quattro giorni dopo in un ospedale da campo britannico nei pressi di San Pietro Clarenza (Catania). Un tragico destino accomunò i due grandi saltatori tedeschi, protagonisti di quella storica finale del 4 agosto 1936, anche Leichum cadde in guerra, il 19 luglio 1941, mentre combatteva sul fronte russo.
Una giornalista tedesca scoprì la tomba di Luz Long nella fossa comune 2 piastra E del cimitero militare germanico di Motta Sant’Anastasia, dove fu sepolto nel 1961, traslato dal cimitero americano di Gela. Il sacrario si trova a otto chilometri da Catania. Dall’atrio, attraverso una scalinata, si giunge a un cortile dove si trovano le fosse comuni. Su lastre di pietra sono incisi i nomi dei soldati tedeschi dispersi in Sicilia negli anni 1941/44. Al centro del cortile è situata una scultura di bronzo raffigurante un adolescente morente. Su lastre di ardesia sono incisi i nomi dei caduti sepolti nei sotterranei.
Michelangelo Granata
Nelle due foto: il biondo tedesco Luz Long fraternizza con l’americano nero Jesse Owens a Berlino 1936 nella pausa del salto in lungo; la lapide della tomba di Long nel cimitero di Motta S. Anastasia (Catania) nella fossa comune 2 piastra E, al centro è visibile il suo nome con accanto le date della nascita 27 IV 13 e della morte 14 VII 43.
Grazie di cuore, Michelangelo.
A questo post, a questa storia, tengo moltissimo.
Tu e tutte le altre persone che lo state facendo “vivere” anche a distanza di tempo dalla sua prima pubblicazione, mi state rendendo più che felici.
Grazie, grazie e… Grazie
Scusate ma sapete dirmi per caso la località siciliana in cui morì Luz Long?
Grazie
Ciao Salvo,
benvento nel mio blog
Scusami per la tardiva risposta.
Ti riporto quanto scritto da Mauro in un precedente commento:
Luz Long venne ferito gravemente il 10 luglio 1943 in Sicilia durante lo sbarco degli alleati e poi morì per le ferite riportate il 14 luglio 1943. Venne inizialmente sepolto nel cimitero militare americano di Gela, dal quale venne traslato, nel 1961, nel cimitero militare germanico di Motta S. Anastasia.
Ciao e a presto!
Scusate se soltanto adesso leggo questo blog veramente interessante. Stavo navigando per vedere cosa c’è sulla rete sulle Olimpiadi di Berlino del ’36, e così mi sono imbattuto nei vostri commenti. Io vivo a Catania e sono un militare di carriera con il pallino delle storia. non voglio fare il pedante ma ho letto improbabili versioni sulla morte di Luz Long. Anche a me risulta che sia stato arruolato, durante la seconda guerra mondiale, nella Luftwaffe (aviazione militare tedesca) e sulla lapide il nome è preceduto dal grado di Obergefreiter-dR (Appuntato della riserva). La prima versione improbabile è che sia morto nel paesino di San Pietro durante la battaglia di Cassino nel marzo 1944. La seconda è che l’eroe di Berlino invece fu ferito gravemente il 10 luglio del 1943, (lo stesso giorno dello sbarco degli anglo-americani in Sicilia) in uno scontro a fuoco e morì quattro giorni dopo in un improbabile ospedale da campo britannico nei pressi di San Pietro Clarenza (Catania).
La giornalista tedesca ha accertato che i resti di Luz Long furono traslati nel 1961 dal cimitero di guerra americano di Gela al cimitero militare germanico di Motta Sant’Anastasia. Accertato che sulla lapide è riportata la giusta data di nascita di Luz Long, la data della morte è il 14, VII, 43. Quindi, già soltanto con la data di morte, possiamo escludere che Long sia morto nella battaglia di Cassino (la terza) che si è svolta a partire dal 15 marzo del 1944. Ancora la data di morte ci porta ad escludere anche San Pietro Clarenza che è in piccolo comune alle pendici dell’Etna a nord-ovest di Catania e nella storia del quale non c’è traccia ne di piste d’atterraggio ne di eventi bellici durante l’avanzata degli anglo-americani che comunque entrarono a Catania solo il 5 agosto del ‘43. Essendo un militare dell’aviazione militare, Long faceva certamente servizio presso un aeroporto e nei pressi di Gela (dove il 10 luglio del 1943 sbarcarono gli americani) c’era l’aeroporto di Ponte olivo che risulta essere stato subito attaccato e conquistato. Gli eventuali feriti tedeschi venivano trasportati presso il vicino ospedale da campo che era stato attrezzato presso la base aerea tedesca di Santo Pietro (località vicina a Biscari). L’aeroporto di Biscari (poi Acate) non era altro che una corta pista per il decollo e l’atterraggio degli Ju-87 Stukas tedeschi, situato tra Caltagirone e Vittoria dal quale decollavano gli aerei per colpire le retrovie americane dello sbarco. Il 14 luglio ‘43 il 180° fanteria USA andò all’assalto dell’aeroporto, difeso da un reparto italiano e dai paracadutisti tedeschi della “Hermann Goering”. Se il povero Lutz Long finì (come è probabile) i suoi giorni nell’ospedale da campo di Santo Pietro è probabile che in corpo sia stato trasferito presso il cimitero di guerra di Ponte olivo (vicino all’aeroporto di Gela) che ormai era saldamente in mani americane. È curioso come sia nella versione di Cassino che nella versione di Catania ci sia una località che porta il nome di San Pietro. Credo che la confusione nasca tutta da lì. Mi scuso per il commento forse fuori tema.
Salve Zebra,
sono un prof. di educazione fisica e sto montando un modesto sito soprattutto per insegnare ai miei alunni aspetti dello sport con un forte significato umano, fuori dal messaggio quotidiano di nazionalismi e campanilismi assurdi. Tra le cose che ho trovato in rete sulla vicenda Owens-Long questa è quella a mio parere più bella e sensibile all’aspetto fondamentale di questa storia. Per questo vorrei copiarla sul mio sito, se non ti dispiace.
Aspettando una risposto inizio a montare la pagina, se poi tu non fossi d’accordo, la toglierò.
Un saluto
Jurgen