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E se certe cose le dice lui…

Lo so, lo so: è un pò da cattivi.
Però, grazie all’amico Sante (JUVE 90), ora posso inserire il numero da “funambolo del pallone” di Molinaro nell’incontro col Cagliari: almeno facciamoci due risate sopra 😀
E beccatevi ‘sto tacco mancato, và…

Dal mio diario

In realtà io non l’ho mai avuto un diario.
Ma ci sono, per tutti, dei momenti che rimangono scolpiti nella memoria. Ricordi indelebili che sono e rimarranno impressi, quasi fossero stati messi per iscritto.
Quelli poi che sono legati ad un amore, ad una passione, sembrano fare da spartiacque per alcuni momenti della propria vita. Come in quel bellissimo film di Emir Kusturica, “Papà è in viaggio d’affari”, dove il narratore è un bambino che racconta le vicissitudini della propria famiglia e le date che ne ricordano i momenti salienti, sono quelle relative alle partite della nazionale della Jugoslavia.
Le pagine di quell’ipotetico diario, che voglio rileggere oggi con voi, riguardano quella coppa che ora si chiamerà pure Champions League, ma per me era, è e sarà sempre la Coppa dei Campioni.
Parliamo di un sogno, di una storia di amore-odio. Basti pensare a tutte le volte che siamo andati fuori agli ottavi, ai quarti, alle semifinali… quanti rospi da ingoiare. Che poi quando ci si arriva, in finale, si finisce con il perderla!
Un sogno che, per me, inizia nel 1973. Tutto culmina con un collegamento televisivo da Belgrado, per l’incontro tra una giovane squadra che aprirà un ciclo vincente in Italia, e la squadra che, al tempo, era la regina d’Europa e l’illusione dura solo 4 minuti.
Quindi, per riassumere: una giornata di attesa, 4 minuti di illusione, 86 di inutile speranza e una settimana di pianti.
Aspetto 10 anni, è il 1983, e godo in semifinale vedendo la partita da una curva del Comunale. Ma poi, ad Atene, la paura di perdere si rivelò, per i nostri, più forte della voglia di vincere. E questa volta l’illusione dura solo un po’ di più: 9 minuti. Juventus – Amburgo 0 a 1.
La mattina dopo arrivando in ufficio, trovai sulla mia scrivania la foto della coppa ritagliata dal giornale con su la scritta “prendila…..nel c**o”, e per giorni interi i miei colleghi – tutti romanisti – mi hanno preso in giro.
Ma la vendetta è un piatto che va servito freddo.
Ho aspettato un anno, un anno intero.
La finale successiva, l’ha giocata proprio la Roma (con il Liverpool) e, soprattutto, l’ha persa! Il giorno dopo in ufficio sono stata una signora: niente sfottò, nessuna battuta volgare, solo una frase: “Bene, ora sapete come si sta dopo una sconfitta in finale. Ma sappiate che passerà ancora tanto, tanto, tanto tempo prima che voi possiate giocarne un’altra. Ma noi nel frattempo ne giocheremo ancora e le vinceremo”.
E, giuro, il mio secondo nome non è Cassandra!
29.05.1985, stadio Heysel di Bruxelles ed il mio ricordo va solo a quelle 39 persone che sono morte per vedere una partita di pallone! Il dolore!
Ed arriviamo finalmente al 22.05.1996 : l’apoteosi!
Vinciamo, ai rigori, ma vinciamo. Una partita che in realtà avremmo meritato di fare nostra già ai tempi regolamentari. Con un gol, quello di Ravanelli, da posizione incredibile e mi capita, ancora adesso, di chiudere gli occhi e vedere, come se fosse a rallentatore, la palla che corre quasi parallela alla linea di fondo ed alla fine entra in porta…. Campioni d’Europa!
Quella sera gli amici, venuti a vedere la partita a casa mia, portarono con loro una persona che diventerà la più importante della mia vita nei 4 anni successivi.
Vincere la coppa dei campioni ed incontrare l’amore, tutto nella stessa sera. Cosa vuoi di più dalla vita? 😉
L’anno successivo è ancora finale. Sembrava una partita già vinta prima di giocarla. D’altro canto gli avversari sono i tedeschi del Borussia Dortmund, incontrati già diverse volte in quegli anni e ogni volta strapazzati. Le trasmissioni sportive in tv di quei giorni già cantavano vittoria, ma poi 5 minuti maledetti, in cui i tedeschi segnano due gol, ci spezzano le gambe. Entra Del Piero e segna un gol che definire meraviglioso è poco. Avremmo ancora 25 minuti per riprendere in mano la situazione, ed io ci spero, ed invece subiamo ancora. La delusione!
Terza finale consecutiva, siamo oggettivamente la squadra più forte d’Europa, ma non riusciamo a vincere neppure questa partita. Questa volta non è il blasonatissimo Real Madrid a batterci, bensì un gol in netto fuorigioco di Mijatovic. La rabbia!
E siamo arrivati al 2003, da poco di nuovo innamorata e di nuovo in finale! (Ho anche pensato che ci fosse una connessione! 😀 ). Si gioca a Manchester, per l’epilogo tutto italiano con il Milan. Una partita estremamente tattica con due squadre per niente temerarie. Finisce, quindi, 0 a 0 e poi perdiamo ai rigori. Ma noi quella partita abbiamo iniziato a perderla a pochi minuti dalla fine …..della semifinale, quando un cartellino giallo ha impedito a Nedved di giocare la partita successiva. In una finale non si può rinunciare al giocatore più forte d’Europa. Il rimpianto!
Quel mercoledì fu una giornata caratterizzata solo da una marea di contrattempi: mi si è rotta la sveglia, ho faticato a trovare i calzettoni portafortuna (quelli neri con i cagnolini bianchi!), si è rotto il pc in ufficio, e per ultimo ho visto la partita con un’amica milanista.
Strano, perché l’oroscopo di Branko aveva parlato di una giornata favolosa!!!
Per ora non ci sono più pagine nel mio diario che riguardano questo argomento, ma spero, ovviamente, di aggiungerne presto, molto presto, tante altre.
E chissà, proprio in quelle date, quanto sono ricche di particolari anche le pagine dei vostri ipotetici diari.

        

Una signora in bianconero Questo articolo è di Roberta. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Una signora in bianconero

Lo so che sono ripetitivo: ma fossero tutti come lui…

Un’altra sconfitta, un altro 2-0.
Il goal della domenica di Nenè ha aperto le danze, Matri le ha chiuse.

Nel primo goal subito, Marchisio – finalmente – si posiziona davanti ad un avversario che cerca di battere in fretta una punizione in mezzo al campo: poi, quando la palla passa lateralmente allo stesso Nenè, nessuno gli impedisce di tirare.
Il classico goal fortunoso?
Sì, come quello di Hallfredsson della Reggina lo scorso 26 aprile (finì 2-2): Poulsen glielo lasciò scoccare dai 25 metri. Il risultato, fu un goal fantastico. Di fortuna, certo: valgono anche quelli, però.

Confusione, totale.
A poco serve far notare che una minima reazione c’è stata (Ferrara): col Bordeaux, non si era semplicemente scesi in campo.
A volte i risultati sono bugiardi: questo è veritiero.

La nuova idea di inizio gara è stata quella di rinunciare ad una punta (Del Piero), per inserire un centrocampista in più (Marchisio): non è cambiato nulla.
A poco servono le dichiarazioni del dopo-partita, dove si accavallano proclami di ripresa, “mea culpa” o dove vengono evidenziate le posizioni sbagliate di qualche giocatore (Diego).
A più riprese ho chiesto una società che tornasse vicina al suo vero stile: silenzio e fatti.
Parole sprecate.

Questa volta non si può proprio prendersela con il Molinaro di turno (comico il tentativo non riuscito di un colpo di tacco nel secondo tempo) o con il Felipe Melo che sbaglia i passaggi (era in panchina): non va niente.
Ci potremmo attaccare ad alcuni episodi dubbi: per cortesia, non lo facciamo.
Il processo di “interizzazione” sarebbe completato.

Quella che porterà alla gara di sabato prossimo contro i nerazzurri doveva essere una settimana di tensioni: sarà, invece, di paura.
Una postilla per i tifosi del Cagliari: complimenti per il vostri ululati razzisti nei confronti di Sissoko.
Li ho sentiti bene, dalla televisione.
Tranquilli: siamo la ex-Juventus. Contro di noi potete fare quello che volete.
Se ci fate arrabbiare, però, attenti: vi mandiamo l’avv. Zaccone.
Allora lì sì che sono dolori…

Il Genoa ha vinto meritatamente il derby della Lanterna.
Un 3-0 rotondo: con un po’ di calma e lucidità in più, il passivo per i blucerchiati avrebbe potuto essere ancora più elevato.
I tifosi della Sampdoria hanno finito di mangiare la “Nutella”: ora, il Grifone, è a un punto da loro.
Cornice stupenda di pubblico.
Lo stadio era per tre-quarti tinto di rossoblù: Palladino ha pensato bene di rimanere sotto la curva avversaria con la mano sotto l’orecchio come segno di provocazione, dopo aver siglato l’ultima rete su rigore.
Per cortesia, Raffaele: piantala lì.
Di Balotelli ce n’è già uno…

Oggi Cagliari-Juventus.
Un omaggio, che ormai è diventata mia consuetudine ogniqualvolta giochiamo in terra sarda, al grandissimo Gigi Riva

 

Dopo la batosta col Bordeaux, si torna a pensare al campionato.
Non si riesce proprio a parlare della partita col Cagliari: Balotelli, Maicon, Moratti, Mourinho, Ferrara, la Champions League, Diego, Amauri, la RAI con le sue porcate, questa benedetta partita Juventus-Inter…

Eppure, se non arrivassero i tre punti con i sardi, rischieremmo di presentarci davanti ai nerazzurri con una distanza (quasi) incolmabile: 8 punti.
Già ora, con 5, è più che difficile.
Non mi preoccupo tanto del riflesso che potrà avere l’incontro giocato mercoledì con i francesi sul prosieguo del campionato: batosta per noi, così come lo è stata per l’Inter.

Il nostro (primo) problema da risolvere è quello di trovare un’identità, uno schema, un gioco da portare avanti.
Poi, si potrà vincere oppure no, ma almeno avremmo trovato una quadratura del cerchio.
Si continua ancora, a fine novembre, a discutere sullo schema migliore per il centrocampo: “stavolta si gioca col rombo oppure col trapezio?”.

A Bordeaux Del Piero non andava inserito dall’inizio: la partita più delicata da inizio stagione la affronti con chi ancora non ha quasi mai giocato?
Perché il cambio di Sissoko a tre minuti dalla fine?
Perché (questo) Felipe Melo in campo e non (questo) Poulsen?
Mezz’ora di trapezio, poi il rombo, poi… Poi non ci ha capito più nulla nessuno: anche Diego ha chiesto spiegazioni.
Da parte sua, pure Ferrara le avrà chieste al brasiliano: ma come si fa a sbagliare un goal simile?
Chiellini e Buffon gli unici da salvare; Camoranesi tonico, con un dubbio: l’avessero espulso, non saremmo tutti qui a dire che andava sostituito prima? Un arbitro italiano non gli avrebbe fatto terminare l’incontro.

Balotelli?
Perdonate lo sfogo: ma chissenefotte!!!
Premettendo che sono contrario a tutto ciò che è razzismo… Gli ultras bianconeri sono riusciti a far passare come fenomeno mediatico un ragazzo dalle enormi potenzialità tecniche, ma tutt’ora panchinaro nell’Inter e non in grado di essere decisivo con l’Under21.
Gioca benissimo una partita, poi Mourinho lo rimprovera pubblicamente e lo lascia fuori: ci sarà un motivo?
Lo fischiano in tutti gli stadi d’Italia, con una differenza: sono più furbi degli juventini.
Sanno fino a dove possono spingersi.

Ci si é resi conto che l’Inter non sta mettendo una, ma due, tre, quattro “mani avanti” prima dello scontro diretto?
L’anno scorso non facevano così.
Prima si aggrappano ad un “vai tu” cercando di far credere ad un guardalinee che non si trattava di un “vai a fare…”: chiesta la squalifica di un turno invece di due (nuovo regolamento, mi mancava).
Poi si attaccano a cori razzisti (che non ci sono stati con l’Udinese) per chiedere di giocare in un campo neutro.
Ora non vedono l’ora di sentirne uno per uscire dal campo…
Un conto sono le dialettiche mediatiche prepartita, un conto la sommatoria di questi atteggiamenti.

Non hanno paura di noi, ma di loro stessi: “hanno vissuto di sogni” fino a quando non hanno capito che il Barcellona (e non solo) in Europa è di un altro pianeta. Per la Champions League ci vorrebbe un miracolo.
Riuscissero a passare la metà campo, contro di loro, almeno 5 o 6 volte, già sarebbe un buon risultato.

Non vincessero anche il campionato, sarebbe un dramma.Vogliono avere “la certezza” di riuscirci: per quanto siamo stati disastrosi, le potenzialità per un’ottima stagione le abbiamo ancora.

A Ferrara il compito di darsi una regolata, prima di venire abbandonato a se stesso come fu fatto con Ranieri: perché nessuno mi venga a dire che verrà protetto da questa dirigenza…

La TV di stato (RAI – Radio televisione italiana) dovrebbe essere uno strumento di informazione che garantisca libertà, pluralità e correttezza di informazione. Ci raccontano sia questo il motivo per il quale ogni buon cittadino italiano debba pagare la tassa di possesso TV, il cosiddetto canone.

Tutti noi ben sappiamo che proprio così non è. Ciò nonostante mai ci saremmo aspettati che diventasse illiberale strumento in mano a taluni ultrà. Non ci pare il caso di ricordare la lunga lista di trasmissioni TV in cui si manifesta l’incontenibile fervore anti-juventino. Così come non si può non tener conto del ruolo di testi dell’accusa nel processo di Napoli svolto dai sigg.ri Sanipoli e Varriale, giornalisti tutt’ora in forza a Rai Sport.

Fatto ben più grave, tuttavia, rappresenta quanto avvenuto sul sito internet di RaiSport nella giornata di ieri. A seguito della notizia dell’assoluzione della Triade nel procedimento Torinese per i presunti falsi in bilancio, il sito internet della TV di Stato ha pubblicato il video in questione andato in onda sui canali Rai. Il “geniale” omino addetto a tale attività non ha fatto mancare il suo tocco di classe – e di stupido fervore – pubblicando, in abbinamento al video di cui sopra, una immagine della triade che ha sapientemente denominato “ http://www.raisport.rai.it:80/dl/images/433x3251259087446565merde.jpg ”. Ora, che un ominide del web trascuri la possibilità che ci sia gente preparata professionalmente, nonchè tifosi rancorosi di serie C, che abbia la capacità di verificare il codice html sorgente è un fatto. Ma rappresenta fatto ben più grave che “sua stoltezza” non si sia premunito di modificare il nome di quella immagine ancor prima della pubblicazione.

Non si preoccupi caro omino, abbiamo già salvato il codice html sorgente e ne abbiamo fatto persino un video (visibile ovviamente su http://www.facebook.com/l/399be;www.giulemanidallajuve.com). Abbiamo inoltre già provveduto ad inviare il tutto ai legali delle tre “merde” che siamo certi non mancheranno di ringraziarla personalmente per tanta premura.

http://www.facebook.com/l/399be;www.giulemanidallajuve.com/newsite/articoli_dettaglio.asp?id=475

Qui trovate il video:

Fate girare, non bisogna perdonare
più NULLA a NESSUNO
.

Forza Juve!

Ok!
Visto che non dobbiamo più far passare niente, mi adeguo.
Aggiornamento del 28 novembre (grazie al “Duca” per la segnalazione, presente nello spazio dei commenti del post).
L’inizio dell’articolo, tratto dal sito amico di “GIU’leMANIdallaJUVE”, era questo: “La TV di stato (RAI – Radio televisione italiana) dovrebbe essere uno strumento di informazione che garantisca libertà, pluralità e correttezza di informazione”.
Bene, Beppe Grillo si è occupato spesso di “mamma RAI”: ora sarebbe carino “rinfrescare un po’ la memoria”.
Tratto dal suo blog (8 settembre 2006 – Conigliera RAI):

La Rai non è soggetta a interferenze politiche. Va detto. E’ invece un ambiente familiare di figli, padri, cugine, cognati e nuore. Impermeabile ai partiti. Un blocco di relazioni indistruttibile che sopravvive a qualunque governo. Con matrimoni combinati sin dalla nascita tra i figli di capostrutture e di programmisti. Una difesa naturale dall’ingerenza della politica e anche della libera informazione. Una riaffermazione dei valori della famiglia e dell’impiego statale. L’elenco che pubblico è in rete da tempo. E’ probabile che sia incompleto o in parte superato. E che tra relazioni affettuose e accoppiamenti dei circa 11.000 dipendenti del gruppo , all’interno e all’esterno della struttura, il numero dei figli di, nipoti di, cognati di, sia proliferato. Un po’ come avviene nelle conigliere.

Figli (f):
Tinni Andreatta, responsabile fiction di Raiuno, (f) dell’ex ministro dc Beniamino. Natalia Augias, Gr, (f) del giornalista e scrittore Corrado. Gianfranco Agus, inviato, (f) dell’attore Gianni. Roberto Averardi, Gr, (f) di Giuseppe, ex deputato Psdi. Francesca Barzini, Tg3, (f) dello scrittore e giornalista Luigi junior. Bianca Berlinguer, conduttrice del Tg3, (f) di Enrico, segretario del Pci. Barbara Boncompagni, autrice, (f) di Gianni. Claudio Cappon, direttore generale, (f) di Giorgio, ex direttore generale dell’Imi. Antonio De Martino, Gr, (f) dell’ex ministro socialista Francesco. Antonio Di Bella, direttore Tg3, (f) di Franco, ex direttore del “Corriere della Sera”. Claudio Donat-Cattin, capostruttura Raiuno, (f) dell’ex ministro democristiano Carlo. Jessica Japino, programmista regista delle edizioni di “Carramba”, (f) di Sergio. Giancarlo Leone, amministratore delegato di Rai Cinema e responsabile della Divisione Uno, (f) dell’ex presidente della Repubblica Giovanni. Marina Letta, contrattista a tempo determinato, (f) di Gianni, sottosegretario alla Presidenza a Palazzo Chigi. Pietro Mancini, Gr, (f) del socialista Giacomo. Maurizio Martinelli,Tg2, (f) del giornalista Roberto. Stefania Pennacchini, Relazioni istituzionali Rai, (f) di Erminio, ex sottosegretario Dc. Claudia Piga, Tg1, (f) dell’ex ministro dc, Franco. Francesco Pionati, notista politico del Tg1, (f) dell’ex sindaco di Avellino. Alessandra Rauti, redattore del Gr, (f) di Pino, segretario del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore. Silvia Ronchey, autrice e conduttrice di programmi, (f) di Alberto, ex ministro dell’Ulivo ed ex presidente di Rcs. Paolo Ruffini, direttore Gr, nipote del cardinale e (f) di Attilio, ex deputato e ministro dc. Sara Scalia, capostruttura di Raidue, (f) della giornalista Miriam Mafai. Maurizio Scelba, Tg1, (f) di Tanino, ex portavoce del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Mariano Squillante, ex corrispondente da Londra, poi a RaiNews 24, (f) dell’ex giudice Renato. Giovanna Tatò, Raitre, (f) di Tonino, consigliere di Enrico Berlinguer. Carlotta Tedeschi, Gr, (f) di Mario, senatore Msi. Daniel Toaff, capostruttura e autore della ‘Vita in diretta’, (f) dell ‘ex rabbino di Roma, Elio. Stefano Vicario, regista di Giorgio Panariello, (f) del regista cinematografico Marco. Rossella Alimenti, Tg1, (f) di Dante, ex vaticanista Rai. Paola Bernabei, Ufficio stampa, (f) dell’ex direttore generale della Rai, Ettore, proprietario della società di produzione Lux. Giovanna Botteri, Tg3, (f) di Guido, ex direttore sede Trieste Rai. Manuela De Luca, conduttrice Tg1, (f) di Willy, ex direttore generale Rai. Giampiero Di Schiena, Tg1, (f) di Luca, ex direttore dc del Tg3. Annalisa Guglielmi, sede Rai di Milano, (f) di Angelo Guglielmi, ex direttore di Raitre. Piero Marrazzo, conduttore di ‘Mi manda Raitre’, (f) dello scomparso giornalista Giò. Simonetta Martellini, Raiuno, (f) di Nando, radiocronista sportivo. Luca Milano, dell’ ufficio contratti, (f) di Emanuele, ex direttore Tg1 ed ex vice direttore generale. Barbara Modesti, Tg1, (f) dell’annunciatrice Gabriella Farinon e del regista Rai Dore. Monica Petacco,Tg2, (f) di Arrigo, storico e consulente di programmi Rai. Andrea Rispoli, Raidue, (f) del conduttore Luciano, ex Rai. Fiammetta Rossi, Tg3, (f) di Nerino, ex direttore del Gr2, e moglie del ex segretario dell’Usigrai, Giorgio Balzoni, caporedattore al politico del Tg1. Cecilia Valmarana, (f) di Paolo, uno dei padri del cinema coprodotto dalla Rai, nella struttura di RaiCinema. Paolo Zefferi, (f) di Ezio, giornalista, è a Rainews 24.

Fratelli (fr) e sorelle (s):
Angela Buttiglione, direttore dei Servizi Parlamentari, (s) di Rocco, segretario del Cdu. Nicola Cariglia, sede Rai di Firenze, (fr) di Antonio, ex segretario del Psdi. Silvio Giulietti, telecineoperatore nella sede Rai di Venezia, (fr) di Giuseppe, uomo Rai e Usigrai, ex responsabile dell’informazione dei Ds. Max Gusberti, vice di Stefano Munafò a Raifiction, (fr) di Simona, capostruttura di Raidue. Sandro Marini, Tg3, (fr) di Franco, ex segretario del Ppi. Giampiero Raveggi, capostruttura di Raiuno, (fr) dell’ideatore del programma “Odeon” Emilio Ravel (nome d’arte). Antonio Sottile, programmista regista di “Linea Verde”, (fr) di Salvo, portavoce di Gianfranco Fini. Maria Zanda, capo della segreteria di Roberto Zaccaria, (s) di Luigi, ex responsabile dell’Agenzia del Giubileo.

Mogli e mariti (m):
Milva Andriolli, sede Rai di Venezia, è l’ex (m) di Silvio Giulietti, fratello di Giuseppe. Anna Maria Callini, dirigente alla segreteria di Raidue, (m) di Gianfranco Comanducci, vice direttore della Divisione Uno. Roberta Carlotto, direttore Radiotre, (m) dell’ex esponente Pci Alfredo Reichlin. Sandra Cimarelli, Palinsesto Raidue, (m) di Franco Modugno, direttore dei Servizi immobiliari Rai. Antonella Del Prino, collaboratrice a “La vita in diretta”, (m) del giornalista Oscar Orefice. Simona Ercolani, autrice di programmi Rai, (m) del giornalista Fabrizio Rondolino, ex portavoce di Massimo D’Alema. Paola Ferrari, conduttrice, (m) di Marco De Benedetti. Anna Fraschetti, vice del capo ufficio stampa Bepi Nava, (m) di Mario Colangeli, vice direttore Tg3 e sorella di Luciano, quirinalista Tg3. Giovanna Genovese, compagna di Sergio Silva, padre della ‘Piovra’ è delegata alla produzione. Ginevra Giannetti, consulente Rai International, (m) di Altero Matteoli, ministro dell’Ambiente, An. Giuseppe Grandinetti, Gr, (m) della senatrice verde Loredana De Petris. Francesca Manuti, produttrice di “Sereno variabile” di Raidue, (m) di Paolo Carmignani, vicedirettore Raidue. Lucia Restivo, capo struttura Raidue, (m) di Sergio Valzania, direttore Radiodue. Anna Scalfati, Tg1, conduttrice di programmi, (m) di Giuseppe Sangiorgi, membro dell’Authority ed ex portavoce di De Mita. Cristina Tarantelli, Servizi Parlamentari, (m) di Carlo Brienza, RaiSport. Daniela Vergara, anchorwoman del Tg2, (m) del conduttore Luca Giurato.

Nipoti (n), cognati (c) e vari:
Ferdinando Andreatta, dirigente di Rai- Way, (n) di Nino. Guido Barendson, conduttore Tg2, (n) di Maurizio. Giuseppe Saccà, (n) di Agostino, direttore di Raiuno, nell’orchestra del programma di Raiuno ‘Torno sabato-La lotteria’. Adriana Giannuzzi, ufficio Diritti d’autore, (c) dell’ex senatore ed ex membro del Csm Ernesto Stajano e moglie del vicedirettore della Divisione Due Luigi Ferrari. Alfonso Marrazzo, Tg2, cugino di Piero. Marco Ravaglioli, Tg1, marito di Serena Andreotti, figlia di Giulio. Tommaso Ricci, Tg2, (c) di Angela e Rocco Buttiglione. Carlotta Riccio, regista, (c) di Claudio Cappon direttore generale Rai. Luigi Rocchi, dirigente area Business&development, genero di Biagio Agnes. Laura Terzani,Tg3, nuora di Antonio Ghirelli.

– Richiesta di integrazione: Milva Andriolli è entrata in RAI per concorso (bandito dall’azienda nel ’88) e ha incontrato il futuro e poi ex marito Silvio (e futuro e poi ex cognato Beppe) solo nel ’92 con l’assunzione presso la sede di Venezia il 2 marzo 1992 (il matrimonio il 26 agosto 1992).

– L’avv. Luca Silvagni, legale del dott. Stefano Ziantoni, comunica quanto segue: “Contrariamente a quanto sino ad oggi pubblicato nella lista denominata “Conigliera RAI” preciso che Stefano Ziantoni non è figlio di Violenzio, ex presidente della provincia di Roma”
– L’avvocato Nicola Mancino comunica quanto segue: “Non ho nipoti che rispondono al nome di Aldo, e neppure parenti o affini dipendenti della RAI”.

Ne prendo atto, invitando gli utenti del blog a fare altrettanto.