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Come una luce in fondo al tunnel, arriva il goal di Marchisio.

Classe, potenza, corsa, juventinità: le ha tutte. Come già scritto da più parti, lasciamo perdere con i paragoni del passato (Tardelli): godiamoci, finalmente, un vero campione fatto in casa.
Il coro “Martin Caceres” ripetuto più volte dal pubblico dell’Olimpico, ci consegna un nuovo protagonista: il terzino (adattato) uruguaiano che, forse, non solo sta iniziando a “tappare una falla pesante” sulla fascia, ma potrebbe, col tempo, essere il futuo centrale da affiancare a Chiellini.
Le speranze sono legate al fatto che la partita della consacrazione non è stata giocata contro un avversario qualsiasi. Attendiamo conferme: la strada, però, è quella giusta.
Se “per il domani” si deve puntare su giocatori dal dubbio valore o ambientamento (Rafinha?), allora meglio spendere 12 milioni di euro e tenersi questa “scheggia impazzita”.

Rigori non dati, espulsioni mancate, testate “date”, gomitate al petto che trasmettono il dolore sino al viso (vero Balotelli?): non è mancato nulla. Tranne il calcio “vero”, quello giocato. Capitava anche nei famosi (e rimpianti) anni ’80 di vedere partite di cartello dalle quali era lecito aspettarsi spettacolo trasformarsi in incontri carichi di nervosismo. Ora, però, il livello generale, rispetto a quei tempi, è basso: l’incontro di ieri sera, ne è stata l’ennesima conferma. A parte il goal di Marchisio: un gioiello.
Un appello a tutti i tesserati bianconeri: evitiamo di fare i soliti proclami dopo una vittoria. Siamo la Juventus, non dimenticatevelo. Silenzio e lavoro.

Balotelli?
Ecco la risposta dei tifosi bianconeri…

Nulla da aggiungere. Se non una postilla: i cori pesanti, da ambo le parti, non sono mancati; ma con l’ironia si vince. La rabbia e la violenza (anche verbale) è sempre sbagliata. Da qualsiasi parte provenga.

Nell’attesa che la prova tv inchiodi Chivu (evitiamo sollecitazioni di ammorbidimento, please), godiamoci questa serie di video. E la vittoria, naturalmente.
Nell’attesa dell’incontro di martedì con il Bayern Monaco…

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Dopo la batosta col Bordeaux, si torna a pensare al campionato.
Non si riesce proprio a parlare della partita col Cagliari: Balotelli, Maicon, Moratti, Mourinho, Ferrara, la Champions League, Diego, Amauri, la RAI con le sue porcate, questa benedetta partita Juventus-Inter…

Eppure, se non arrivassero i tre punti con i sardi, rischieremmo di presentarci davanti ai nerazzurri con una distanza (quasi) incolmabile: 8 punti.
Già ora, con 5, è più che difficile.
Non mi preoccupo tanto del riflesso che potrà avere l’incontro giocato mercoledì con i francesi sul prosieguo del campionato: batosta per noi, così come lo è stata per l’Inter.

Il nostro (primo) problema da risolvere è quello di trovare un’identità, uno schema, un gioco da portare avanti.
Poi, si potrà vincere oppure no, ma almeno avremmo trovato una quadratura del cerchio.
Si continua ancora, a fine novembre, a discutere sullo schema migliore per il centrocampo: “stavolta si gioca col rombo oppure col trapezio?”.

A Bordeaux Del Piero non andava inserito dall’inizio: la partita più delicata da inizio stagione la affronti con chi ancora non ha quasi mai giocato?
Perché il cambio di Sissoko a tre minuti dalla fine?
Perché (questo) Felipe Melo in campo e non (questo) Poulsen?
Mezz’ora di trapezio, poi il rombo, poi… Poi non ci ha capito più nulla nessuno: anche Diego ha chiesto spiegazioni.
Da parte sua, pure Ferrara le avrà chieste al brasiliano: ma come si fa a sbagliare un goal simile?
Chiellini e Buffon gli unici da salvare; Camoranesi tonico, con un dubbio: l’avessero espulso, non saremmo tutti qui a dire che andava sostituito prima? Un arbitro italiano non gli avrebbe fatto terminare l’incontro.

Balotelli?
Perdonate lo sfogo: ma chissenefotte!!!
Premettendo che sono contrario a tutto ciò che è razzismo… Gli ultras bianconeri sono riusciti a far passare come fenomeno mediatico un ragazzo dalle enormi potenzialità tecniche, ma tutt’ora panchinaro nell’Inter e non in grado di essere decisivo con l’Under21.
Gioca benissimo una partita, poi Mourinho lo rimprovera pubblicamente e lo lascia fuori: ci sarà un motivo?
Lo fischiano in tutti gli stadi d’Italia, con una differenza: sono più furbi degli juventini.
Sanno fino a dove possono spingersi.

Ci si é resi conto che l’Inter non sta mettendo una, ma due, tre, quattro “mani avanti” prima dello scontro diretto?
L’anno scorso non facevano così.
Prima si aggrappano ad un “vai tu” cercando di far credere ad un guardalinee che non si trattava di un “vai a fare…”: chiesta la squalifica di un turno invece di due (nuovo regolamento, mi mancava).
Poi si attaccano a cori razzisti (che non ci sono stati con l’Udinese) per chiedere di giocare in un campo neutro.
Ora non vedono l’ora di sentirne uno per uscire dal campo…
Un conto sono le dialettiche mediatiche prepartita, un conto la sommatoria di questi atteggiamenti.

Non hanno paura di noi, ma di loro stessi: “hanno vissuto di sogni” fino a quando non hanno capito che il Barcellona (e non solo) in Europa è di un altro pianeta. Per la Champions League ci vorrebbe un miracolo.
Riuscissero a passare la metà campo, contro di loro, almeno 5 o 6 volte, già sarebbe un buon risultato.

Non vincessero anche il campionato, sarebbe un dramma.Vogliono avere “la certezza” di riuscirci: per quanto siamo stati disastrosi, le potenzialità per un’ottima stagione le abbiamo ancora.

A Ferrara il compito di darsi una regolata, prima di venire abbandonato a se stesso come fu fatto con Ranieri: perché nessuno mi venga a dire che verrà protetto da questa dirigenza…

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“Quando stringo la mano a un milanista me la lavo. Quando stringo la mano a uno juventino mi conto le dita”

“La gioia più grande? Scontata. Il Milan in B. E per ben due volte: una… a pagamento e una… gratis. Sono dell’idea che una retrocessione cancelli almeno cinque scudetti conquistati e che la vittoria di una Mitropa Cup elimini i residui”

“L’interista più simpatico? Giacinto Facchetti. Fece un gol al Napoli in mezzo alla nebbia e venne a cercarmi a bordo campo per abbracciarmi. Ci mise tre minuti per trovarmi”

 

“Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia migliore di me”

“Avessi voluto un lavoro semplice sarei rimasto al Porto. Una splendida poltrona blu, la Champions, Dio, e dopo di lui, io”

“Per favore, non chiamatemi arrogante, ma io sono campione d’Europa e penso di essere Speciale” (conferenza stampa di presentazione al Chelsea)

“Se la gente vuole diventare famosa parlando di me, mi deve pagare”

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Roberto Mancini si racconta in un’intervista a “Le Iene Show”, in onda domani, martedì 17 novembre, alle ore 21.10, su Italia 1 (Fonte: Corriere dello Sport).
Ho provveduto a modificare alcune risposte del “povero” Roberto. Confuso dalla lontananza dalle telecamere e dal calcio giocato, ritenevo avesse bisogno di un “aiutino” (a buon intenditor…).
Di fatto, mi sono aggiunto alla trasmissione come ospite indesiderato…

Iene: Hai rescisso il contratto con l’Inter? ma sei pazzo, prendevi 6 milioni all’anno
Mancini: «Non prendevo questo, comunque ho rescisso perché ho voglia di tornare ad allenare»
Sei un pazzo.

Iene: Ora che sei ufficialmente disoccupato le Iene ti danno 10 secondi per auto promuoverti. Manda un messaggio ai presidenti per farti assumere
M: «Sono Roberto Mancini, il mio modulo è 5-5-5 come quello di Oronzo Canà. Assumetemi».
Simpatica

Iene: da quanto tempo non alleni?
M: «1 anno e qualche mese»
La domanda giusta sarebbe dovuta essere: “da quanto tempo non ti seguono più i tuoi calciatori?

I: in questi anni quante proposte hai ricevuto?
M: «Tre o quattro»
A quelle cifre di ingaggio, tre sarebbero già state tantissime.

I: da parte di quali squadre?
M: «Non posso dire le squadre»
Muoio dalla voglia di saperle…

I: ma è vero che non alleni perché chiedi troppi soldi?
M: «Non è mai stata la cosa principale, né da giocatore, né da allenatore»
Pinocchio, al tuo confronto, era onesto.
Ooops..

I: come si misura lo stipendio di un allenatore?
M: «In base a quello che ha vinto»
Allora Capello, Lippi e Trapattoni dovrebbero prendere 10 volte più di Mourinho…

I: «Tu cos’hai vinto da allenatore?
M: «Con la Fiorentina una Coppa Italia, alla Lazio una Coppa Italia, all’Inter 3 scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane»
Non erano due e mezzo?

I: in una settimana quand’eri calciatore quante volte andavi in discoteca?
M: «A me non piaceva la discoteca»
Nulla di male

I: e da allenatore?
M: «Mai»
Coerente

I: sei mai stato in discoteca con Adriano?
M: «No»
Aveva chi lo pedinava per lui…

I: era davvero depresso?
M: «Era un momento difficile»
Su questo non si scherza.

I: hai mai fatto un giro in Ferrari con Balotelli?
M: «Ci sarei andato se mi avesse invitato, ma non aveva la Ferrari»
Forse, neanche la patente…

I: Balotelli è uno cattivo o lo dipingono così?
M: «No, non è cattivo»
Se commento, mi chiudono il blog…

I: diventa come Ibra secondo te?
M: «Magari»
Potenzialmente è fortissimo. Antipatia a parte, alla sue età è un fenomeno. Il carattere, probabilmente, gli rovinerà la carriera.

I: Balotelli farà i Mondiali?
M: «Fino ad oggi non è mai stato chiamato, però secondo me era un giocatore che poteva essere molto utile»
Pensi all’Under21…

I: tra te e l’Inter cosa ha funzionato?
M: «Abbiamo vinto quasi tutto, dopo vent’anni che l’Inter non vinceva»
Per forza: c’erano gli avversari…

I: e cosa non ha funzionato?
M: «Il presidente ha deciso di cambiare»
Nessuno ti seguiva più.

I: quanto ha contato da uno a dieci per il tuo esonero Oriali?
M: 0
10 e lode, invece, per una sua risoluzione del contratto con l’Inter, nel caso in cui una giustizia sportiva fosse esistita  (o esistesse) e avessero mai fatto un “vero processo” per i passaporti falsi.
Sarebbe rimasto anche in serie B?

I: i giocatori?
M. 4
10

I: i tifosi?
M: 0
5,5. Non vinceva in Europa (lì, gli avversari c’erano…). Meno male che è arrivato Mourinho…

I: quanto ha contato da uno a dieci per il tuo esonero Moratti?
M: «10. Lui mi ha spiegato che era per quella cosa che ho detto dopo Liverpool, ma secondo me non è così».
Concordo

I: ti sei pentito di quella conferenza stampa?
M: no
Neanch’io. Che gioia…

I: hai mai allenato Cassano?
M: No
Nulla da eccepire

I: è un fenomeno
M: sì
In un certo senso: sia coi piedi, che con la testa…

I: hai mai chiesto a un tuo presidente di comprarlo?
M: sì, Moratti.
Esiste un giocatore che non gli avevi chiesto?

I: perché ogni tanto Cassano fa le cassanate?
M: perché è un fuoriclasse
Perché ha quella testa…

I: perché Lippi non lo convoca?
M: «perché non gli piacerà come giocatore»
Perché non gli piace come persona

I: ma ci credi alla storia che il figlio di Lippi e Cassano si sono picchiati?
M: «no, non credo. Credo che Lippi abbia una squadra in cui ci sono certe gerarchie e certi equilibri e magari pensa che Cassano possa creargli delle difficoltà»
Ma non doveva piacergli come giocatore?

I: tu lo convocheresti al prossimo Mondiale?
M: i giocatori che fanno la differenza servono
Quelli che spaccano uno spogliatoio (e forse non solo…) no. Comunque ai mondiali ci sono grandi squadre, non soltanto Catania, Siena, Bologna: a buon intenditor…

I: prove di coppia tra Mancini-Vialli e Pazzini-Cassano. La coppia più vincente?
M: beh, noi abbiamo vinto tutto alla Samp
Tecnicamente, non c’è paragone. Sulle due squadre, un po’ sì…

I: la coppia più bella?
M: adesso Vialli è un po’ così così, però da giovane era carino
Beh, l’intervista era delle Iene: la battuta va bene. Nulla da dire

I: la coppia che rimorchia di più?
M: non c’è paragone neanche su questo, dai
Chi dei due ne “tirava” su più di 600? Và che Cassano è una belva… Ammesso che non abbia perso il conto arrivato a cinque…

I: il giocatore più forte del mondo?
M: Messi
Tiago

I: il giocatore che più somiglia a Mancini?
M: Totti
Tiago

I: ti piacerebbe allenare la Nazionale?
M: Sì
Dio ce ne scampi…

I: te la facciamo allenare noi: finale di Coppa del Mondo. Manda in campo il tuo 11
M: Buffon, Zambrotta, Nesta, Barzagli, Grosso, Pirlo, De Rossi, Gattuso, Cassano, Toni, Totti
Hai ragione: Barzagli è meglio di Cannavaro!!! Eccolo qui il nuovo allenatore della Nazionale!!!

I: chi vince i Mondiali?
M: l’Inghilterra
Italia

I: chi vince la Champions Legaue?
M: Chelsea, Barcellona, Inter e Real Madrid possono essere le quattro semifinaliste
Rubin Kazan

I: e il campionato chi lo vince?
M: l’Inter
Moratti

I: è vero che questa è ancora la tua Inter?
M: no
E’ ancora l’Inter di Guido Rossi

I: e che questa Inter gioca meglio della tua è vero?
M: la mia giocava molto bene
Delirio…

I: segui ancora l’Inter?
M: non sempre
Io sì

I: conosci tutti i giocatori?
M: come no
E ci mancherebbe pure. E cosa fai, sennò, nella tua vita? Li conosco che io che sto al pc due ore al giorno…

I: bene, allora l’Inter in finale di Champions League. Il tuo 11
M. Julio Cesar, Maicon, Samuel, Cordoba, Maxwell…volevo vedere se eri attento!. Chivu, Cambiasso, Stankovic, Zanetti, Sneijder, Etò e Milito o Balotelli
Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola S., Milani, Suarez, Corso.

I: Moggi è ancora influente nel calcio italiano?
M: da quello che uno legge sembra che con qualcuno parli
Ma perché: tu leggi?

I: e i tempi in cui giocavi?
M: sì
Un uomo che ha paura della sua ombra

I: perché gli stai sulle palle a Moggi?
M: non lo so
Potrei rispondere io…

I: e a te quanto sta sulle palle?
M: mi stava sulle palle il modo che aveva di fare
Invece il tuo è bello…

I: cosa hai pensato quando è scoppiata calciopoli?
M: era ora
Non avresti mai vinto, altrimenti…

I: ma in campo vi accorgevate che qualcosa non andava?
M: sì
Perdevate sempre…

I: perché nessuno ne ha mai parlato prima?
M: perché bisogna avere delle certezze
Bisognava spezzettare le intercettazioni. Ci voleva del tempo…

I: la peggiore esperienza da allenatore.
M: quando sono stato alla Fiorentina e ci sono stati grandissimi problemi economici.
Quando ero all’Inter in attesa che scoppiasse Calciopoli

I: dove preferiresti allenare?
M: in Premier
L’importante è che tu non vada in nazionale…

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Chiellini

Bisognava vincere, e lo si è fatto.
La mancanza di risultati pieni, da tempo, ha portato un’insicurezza che non poteva svanire da un momento all’altro.
Non basta cambiare la disposizione degli uomini in campo per risolvere tutti i problemi.

Sono “costretto”, per l’ennesima volta, a scrivere parole d’elogio per Buffon: senza di lui, anche stavolta avremmo potuto passare guai peggiori.
Al portiere della nazionale ho espresso due veri e propri ringraziamenti in vita mia: quando ha accettato di scendere in serie B (da campione del mondo) in bianconero, e quando ha resistito alle lusinghe di alcune squadre (anche italiane) l’anno successivo.
Mi auguro che da qui al termine della carriera possa ancora alzare numerosi trofei.
Non solo perché gioca per la mia (nostra) squadra, ma anche perché se lo meriterebbe. Più di altri.
Nei suoi confronti, oltre alla stima, nel sottoscritto c’è anche la riconoscenza del tifoso che ragiona oltre la singola partita del momento.

Ottimo Giovinco, in ripresa Diego, bel rientro a pieno regime di Sissoko, bravo Chiellini.

Il Bordeaux vince contro il Bayern Monaco: avrei preferito un pareggio.

In compenso, un grandissimo Milan (nonostante Dida) riesce a compiere l’impresa di vincere al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid.
Con l’alone di antipatìa che si è ri-creata dopo la faraonica campagna acquisti dello scorso mercato (nello specifico, Platini non si è fatto sfuggire l’occasione per rimarcare l’eccessiva spesa per Cristiano Ronaldo a Perez), la squadra spagnola si è fatta battere in casa: Pirlo (monumentale) e Pato (due volte).

Ricapitolando: Juventus e Fiorentina seconde nel loro girone; il Milan, in coabitazione col Real, primo.
L’Inter? Ultima.

Per loro, comunque, è già pronta un’altra Champions League…

Moratti

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Trezeguet

I campionati si vincono con la continuità, sia nel gioco che nei risultati positivi. Ad oggi, dopo lo “tsunami Calciopoli” e la crisi che ha vissuto (e sta tuttora vivendo) il calcio nostrano in generale, le reali pretendenti alla vittoria finale sono soltanto due: Juventus e Inter. Dopo il sabato calcistico di ieri, sembra rimanerne una. Per un tifoso che si diletta a scrivere della sua (nostra) Juve, commentare quanto accade in questo momento della stagione diventa un esercizio sempre più difficile. Ci provo.

Sissoko di nuovo dentro, Marchisio fuori, Buffon che non sa se rimanere dentro o stare fuori. Meglio “fuori”, per la sua salute. Meglio “dentro”, per quello che riesce a fare anche in condizioni menomate. Si parte di nuovo col rombo, schema tanto caro (per ora) al nuovo tecnico e costruito su misura per il nuovo talento Diego. Che, però, “vive” la partita lontano dalla porta avversaria, senza avere mai la possibilità di incidere nell’area che dovrebbe essere di sua competenza e senza poter aiutare le punte amiche. Isolate, finiscono per essere vittime della loro stessa preponderanza fisica (e della mancanza di gioco della squadra): lanci lunghi, ci penseranno loro.

Poulsen si autoconvince di giocare con la Danimarca (per la quale le prestazioni convincenti non mancano), ed ecco che finalmente, alla buon’ora, si sveglia. Discreta prova (per una mezz’ora) a destra nel centrocampo a tre contro il Genoa, decisamente buona a sinistra (sempre a tre) contro la Fiorentina ieri. In pratica: sino a quando non giocherà così anche nel centro, Felipe Melo non avrà un sostituto naturale. Prima c’era; ieri, aveva la maglia della Fiorentina. Speriamo in Marchisio (forse più adatto di Sissoko nel ruolo), altrimenti, spazio agli amanti degli schemi: in assenza del brasiliano, meglio cambiare.

Mancano le punizioni: a volte servono a sbloccare i risultati, in altre, a vincere le gare. Ma se non giochi a ridosso dell’area di rigore avversaria per tanti minuti, te le puoi scordare. L’assenza di Del Piero si sente: i salvatori della patria non esistono, quelli che hanno la “musica nei piedi” sì. Parere personale: nella scelte delle coppie d’attacco, uno tra Trezeguet e lo stesso Del Piero, per la precisione che hanno nell’inquadrare la porta avversaria, dovrebbero avere una sorta di wild-card assicurata.

Il ritorno di Sissoko (esagerata l’ammonizione ad inizio gara) non è passato inosservato: al rientro di Marchisio, sulla carta (e non solo) disporremo di uno tra i centrocampi più forti in circolazione. Con un grosso punto interrogativo: come farlo giocare? Urge trovare sùbito una risposta: non per i soliti tifosi che non hanno pazienza, ma perché l’avversario con il quale dovresti sgomitare per vincere, ti sta già salutando. Dal mare di Genova sembrava fosse salpata “la nave Juventus”: buon gioco, Genoa sorpreso e pressato nella sua metà campo, senza possibilità di incidere. Quando è passato oltre, lo ha fatto. Sembrava fosse un problema soltanto difensivo, superabile col tempo. Più sono trascorse le partite, più, invece, ne sono usciti fuori altri ancora.

Proprio da Genova, ieri, è ufficialmente iniziato il campionato dell’Inter. Difficilmente troverà a breve un tecnico autolesionista come Gasperini sulla sua strada: però, intanto, ha aggiunto due punti al distacco precedente. In quella che sembrava essere, sulla carta, una giornata leggermente più favorevole a noi. Si dimenticavano, gli statisti, che ormai le nostre partite casalinghe sono uguali a quelle in trasferta: difficili. Dopo aver riempito di complimenti il tecnico dei Grifoni per mesi, mi accorgo (mea culpa) solo ora di un difetto non da poco: esiste uno schema (3-4-3), e quello rimane. Altro che “flessibilità”. Quella, è una caratteristica di pochi tecnici: uno, è il più criticato d’Italia (il suo C.T. Lippi).

Mourinho aveva pregustato gli spazi che il Genoa gli avrebbe lasciato già in settimana: bastava leggere le sue interviste e capirne le intenzioni attraverso il probabile utilizzo di Suazo. Invece no: avanti così, esiste un “credo”, e quello rimane. Questo, per il tecnico del Genoa, potrebbe essere, a lungo andare, un limite per la carriera personale. Ferrara aveva messo tre attaccanti (due e mezzo) di fronte ai tre difensori rossoblù: urgeva un cambio, non è stato fatto sino al secondo tempo, con l’inserimento di un ulteriore difensore di supporto. Ieri, musica diversa ma stesso risultato: il “bauscia” Mourinho ha portato dal freddo di Milano un bell’albero di Natale (4-3-2-1), pronto a cambiare in fase difensiva creando un traffico di interisti in mezzo al campo. Il tecnico genoano, di riflesso, ha lasciato le cose così come stavano: ha messo tre difensori per un unico attaccante; il centrocampo si è trovato spesso in inferiorità numerica (non bastavano i rientri di Sculli, a Palladino più di così non si poteva chiedere); la qualità di Palacio e la grinta del “puntero” Crespo in panchina (vista la partita di Floccari… ), attacco inesistente. La partita, poi, ha avuto una sua storia: non si vince così se non si è forti, questo lo sapevano già tutti. I nerazzurri hanno vinto con pieno merito. “Una parola per due annotazioni”, circa la partita di ieri: la sportività. Quella dell’interista Maicon (complimenti per l’applauso al pubblico avversario dopo la terza rete, stile-Inter), e quella dei sostenitori genoani. Eccezionali. Sei sotto di cinque goals, con l’aggravante che gli odiati cugini sampdoriani hanno vinto contro lo stesso avversario (a cui non mancarono Milito ed Eto’o) poche settimane prima, eppure continui ad incitare e salùti la squadra con un applauso a fine gara. Chapeau.

La Vecchia Signora sta prendendo, pericolosamente, le sembianze di una “bella addormentata”, cui manca il principe azzurro che con un bacio la risvegli. Togliendo quanto di fiabesco ci può essere in questa similitudine: se non ci si sveglia, non si va da nessuna parte. Urgono vittorie. Pur non facendone mai una questione di schemi, ma sempre e solo di uomini, adesso si provi a trovare un metodo per far coesistere i giocatori in campo senza perdere gli equilibri in ogni fase dell’incontro. E per vincere. Un video su un grande campione del passato: Marco Tardelli.

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Kazan

«Per la circostanza della partita, è un punto guadagnato, positivo». Così il tecnico dell’Inter, Josè Mourinho, ai microfoni di Sky, ha commentato il pareggio per 1-1 in Russia con il Rubin Kazan.

Non ha certamente colpe, a suo dire, l’inventore del football, se l’Inter non ha vinto negli ultimi 50 anni una Coppa Campioni.
Sono 44 (a dir la verità), per gli amanti delle statistiche.
Di questo passo, diventeranno presto 45.
Dopo aver giocato un buon calcio (?) contro il Barcellona, ecco il punto strappato con i denti ai russi del Rubin Kazan.
Balotelli espulso, Lucio “bella statuina” in occasione del goal di Dominguez (comunque ottima azione).
Mancavano alcuni giocatori di valore nel centrocampo dei nerazzurri.

Anche alla Juventus manca Sissoko da tempo immemore.
Senza di lui, Cannavaro, Diego e Del Piero abbiamo affrontato partite difficili, evitando di lamentare il peso delle assenze.

E’ questa una piacevole caratteristica di (quasi) tutte “le Juventus”: non lamentarsi mai di chi non può essere presente, prenderne atto e responsabilizzare i sostituti.
Anche perché, altrimenti, cosa li compri a fare?
Non potranno mai darti lo stesso peso specifico in campo, ma il calcio di oggi è fatto così.

Preferisco un Ferrara che ammette con intelligenza e umiltà i suoi errori, piuttosto di chi cerca scuse (e il portoghese non è certo l’unico) di ogni tipo.
Apro una parentesi: anche Ranieri, in tutta sincerità, ha usato lo stesso comportamento del neo-allenatore bianconero. E di questo gliene do atto tutt’ora.

Ottima Fiorentina, grande Jovetic e…sapevo che Cristiano Zanetti avrebbe giocato così.
Con lui ancora a Torino, Felipe Melo avrebbe potuto rifiatare domenica.
In merito, attendo da Poulsen significativi miglioramenti, alla luce di quanto fatto vedere in quell’ottima prima mezz’ora di Genova.
Detto questo, è ovvio che, stante la volontà di Zanetti, ritengo la sua cessione una scelta sensata.

Domani sera si gioca nuovamente in Champions League.
Forza Vecchia Signora, fai vedere quanto sei bella anche in Europa…

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